VinawoodVinawood *
♻Evergreen·8 min read

Casseforme per fondazioni: tipi, scelta del pannello e disarmo (guida 2026)

Guida alla casseratura delle fondazioni in calcestruzzo: plinti, travi rovesce, platee e muri controterra. Quando conviene il compensato filmato riutilizzabile rispetto al cassero a perdere, come scegliere spessore, colla e classe EN 636, cosa chiedere al fornitore e come gestire posa e disarmo.


▶Key Takeaways
Per le fondazioni la cassaforma riutilizzabile più diffusa è il compensato filmato fenolico su orditura in legno o telaio metallico; il cassero a perdere (vespai, igloo) risolve un problema diverso, l'aerazione sotto la platea. Per il getto strutturale si usano di solito pannelli da 18 o 21 mm: colla fenolica EN 636-3 Classe 3 (Pro Form fino a 20 riutilizzi, Pro Form Lite fino a 15) per serie ripetute, colla MUF EN 636-2 Classe 2 (Form Extra fino a 15, Form Basic fino a 10, Eco Form Plus fino a 8) per serie brevi. Spinta del getto, tiranti e irrigidimenti restano a carico del progetto secondo NTC 2018 ed EN 13670.
Casseforme per fondazioni: tipi, scelta del pannello e disarmo (guida 2026)

Per le fondazioni in calcestruzzo armato, la cassaforma riutilizzabile più usata è il compensato filmato fenolico montato su un'orditura in legno o su un telaio metallico. Serve per plinti, travi rovesce, cordoli e muri controterra. Quale pannello scegliere dipende da tre cose: quanto è alto il getto, quante volte il cassero tornerà in opera e se la faccia di calcestruzzo resterà a vista.

Detto così sembra semplice. In cantiere però la fondazione ha una logica tutta sua. Il getto è basso ma pesante, le geometrie cambiano da un plinto all'altro, e capita spesso che un certo cassero non venga mai più riutilizzato in quella forma. Prima ancora di parlare di spessori, conviene quindi chiarire una domanda che le ricerche online tendono a confondere: serve una cassaforma da smontare e riusare, oppure un cassero a perdere che resta dentro l'opera?

Tipi di fondazione e relativa casseratura

Ogni tipo di fondazione chiede al cassero qualcosa di diverso, e vale la pena guardarli uno per uno prima di scegliere il pannello. La tabella riassume le situazioni più comuni nei cantieri residenziali e nelle piccole opere.

Tipo di fondazioneCasseratura tipicaNote di cantiere
Plinti isolatiQuattro sponde in compensato o pannelli, talvolta scatole prefabbricateGeometrie ripetute: il riutilizzo del pannello ripaga in fretta
Travi rovesce / travi di fondazioneDue sponde verticali alte, con tiranti passanti e distanzialiLa spinta cresce con l'altezza del getto: serve un pannello rigido
Platee (fondazioni a soletta)Cassero solo sul perimetro; il fondo è il magroneCasseratura ridotta, ma il bordo deve reggere il battente di getto
Muri controterra e cordoliDoppia parete di compensato filmato con sistema di tirantiFaccia a vista frequente sul lato interno: conta la qualità del film

Nei plinti e nei cordoli si getta spesso contro terra su uno o due lati, e allora il cassero lavora solo sulle facce libere. Nelle travi rovesce e nei muri controterra le cose cambiano: tutte e due le facce sono casserate, e la pressione del calcestruzzo fresco diventa il dato che decide tutto il resto. È lì che un pannello sottodimensionato si vede subito, con sponde che si imbarcano e spigoli che escono storti.

Casseforme riutilizzabili in legno e compensato filmato

Perché il legno resiste ancora, quando esistono sistemi a telaio molto sofisticati? Perché sulle fondazioni di edifici residenziali la flessibilità conta più della velocità. Il compensato si taglia in cantiere, segue geometrie irregolari e non obbliga a noleggiare un sistema modulare per tre plinti e una trave. Diventa la scelta naturale quando le forme cambiano spesso, quando i getti ripetuti sono pochi e quando il cantiere è piccolo o medio.

Il cuore del sistema resta il pannello. Un compensato filmato fenolico ha una faccia liscia che non assorbe la boiacca e si pulisce bene, e questo gli permette di tornare in opera più volte prima che il film cominci a cedere sui bordi. Il legno massello, cioè tavole e morali, lavora dietro: fa da orditura e da contrasto, mai da superficie di contatto. Per un quadro più ampio sui pannelli da getto e sulle loro differenze c'è la nostra guida al pannello da getto.

Sul formato, molte imprese italiane lavorano con 18 e 21 mm in 2500 × 1250 mm, perché è il punto di equilibrio tra rigidezza e peso da movimentare a mano sul plinto. È una pratica di cantiere diffusa, non una regola: chi usa telai metallici o sistemi già impostati su 2440 × 1220 mm può restare su quel formato senza problemi.

Cassero a perdere o cassaforma riutilizzabile

Qui nasce l'errore più frequente. I risultati di ricerca mettono insieme prodotti che fanno mestieri diversi. I casseri a perdere in EPS o PVC, e gli elementi a cupola tipo igloo, servono a creare un vespaio aerato sotto la platea o sotto il piano terra. Non contengono il getto strutturale della fondazione: lo sostengono, ne ventilano l'intradosso e restano nell'opera per sempre.

La cassaforma riutilizzabile fa l'esatto contrario. Dà forma al getto, aspetta che il calcestruzzo maturi e poi se ne va, pronta per il plinto successivo. Se il problema è far respirare il solaio contro terra, la risposta è il vespaio. Se invece bisogna formare un plinto, una trave rovescia o un muro controterra, serve la casseratura riutilizzabile, ed è di questa che parla il resto dell'articolo.

Scelta del pannello: spessore e pressione del getto

Lo spessore si sceglie guardando due numeri insieme: l'altezza del getto e la distanza tra i sostegni dietro il pannello. Per le fondazioni più comuni le indicazioni di massima sono queste:

  • 18 mm: plinti bassi, cordoli e sponde fino a circa 50-60 cm di altezza, con orditura ravvicinata.
  • 21 mm: travi rovesce alte e muri controterra, dove la spinta alla base è maggiore.

La pressione del calcestruzzo fresco cresce con l'altezza di getto, con la velocità di riempimento e con la temperatura. Un getto lento in una giornata calda spinge meno di uno rapido a novembre. Proprio per questo l'interasse dei tiranti, la posizione degli irrigidimenti e la verifica di sponde e puntelli vengono dal progetto strutturale, secondo le NTC 2018 e la UNI EN 13670 per l'esecuzione delle strutture in calcestruzzo. Il pannello giusto non sostituisce il calcolo. Lo rende affidabile una volta che i carichi sono definiti.

Classe di incollaggio EN 636 e cicli di riutilizzo

La classe di incollaggio, definita dalla EN 636, dice quanto bene la colla del nucleo sopporta l'umidità. In fondazione il pannello sta a contatto con calcestruzzo bagnato, pioggia e fango, quindi le classi che contano sono due: la Classe 2 (EN 636-2, ambiente umido) e la Classe 3 (EN 636-3, esterno). La tabella riporta la gamma film-faced Vinawood per il mercato europeo.

PannelloColla del nucleoClasse EN 636RiutilizziQuando sceglierlo
Pro FormFenolica (PF), WBPEN 636-3 / Classe 3fino a 20Serie ripetute, molti getti, faccia a vista esigente
Pro Form LiteFenolica (PF)EN 636-3 / Classe 3fino a 15Classe 3 con un pannello più leggero da movimentare
Form ExtraMUF (melammina-urea-formaldeide)EN 636-2 / Classe 2fino a 15Serie di media durata
Form BasicMUF (melammina-urea-formaldeide)EN 636-2 / Classe 2fino a 10Serie brevi, fondazioni di piccoli edifici
Eco Form PlusMUF (melammina-urea-formaldeide)EN 636-2 / Classe 2fino a 8Linea economica per pochi getti

Una precisazione, perché la confusione è frequente. La "melammina" di cui si parla qui è la resina MUF che incolla le impiallacciature del nucleo, non il laminato decorativo dei mobili. Tutti questi pannelli hanno in faccia un film fenolico; quello che cambia è la colla interna. Form Extra dura più di Form Basic, fino a 15 riutilizzi contro fino a 10, grazie a una formulazione MUF più resistente, non a un film più pesante. E se il capitolato chiede la Classe 3, cioè la EN 636-3, la strada passa dai due pannelli con colla fenolica: Pro Form e Pro Form Lite.

Posa, disarmo e cura del pannello

Quanti getti fa davvero un pannello? Lo decide il cantiere più della fabbrica. Il numero indicato in tabella è un massimo raggiungibile con una gestione attenta, e tre abitudini spostano molto il risultato.

Sigillatura dei bordi tagliati. Ogni taglio apre il nucleo all'acqua. Un bordo lasciato nudo si gonfia, delamina e accorcia la vita del pannello di parecchi getti. Una mano di sigillante per bordi sui tagli freschi costa pochi minuti ed è il gesto che protegge di più l'investimento.

Distanziali e tiranti. Tengono lo spessore del getto e contrastano la spinta. Vanno messi dove dice lo schema di calcolo, non a occhio, perché un interasse troppo largo fa inflettere la sponda e rovina insieme geometria e faccia.

Disarmo e stoccaggio. Si disarma quando lo prevedono il progetto e la EN 13670, non quando il cantiere ha fretta. Poi il pannello va pulito dalla boiacca finché è fresca, lasciato asciugare e accatastato in piano, lontano da sole diretto e pioggia. Un disarmante steso in modo uniforme prima del getto rende la pulizia più facile e protegge il film.

Finitura della faccia a vista controterra

Sui muri controterra, e su qualche cordolo, il lato interno resta a vista. In quel caso la superficie del calcestruzzo dipende quasi tutta dal cassero: grammatura e integrità del film, planarità delle sponde, disarmante e tempi. Un film integro restituisce una faccia compatta e regolare. Un pannello a fine vita, con il film consumato sui bordi, lascia aloni e venature che poi nessuno riesce a nascondere. Quando una parte della fondazione resterà scoperta, conviene riservarle i pannelli più nuovi del parco casseri.

Pannelli per casseforme: cosa chiedere al fornitore

Chi cerca pannelli per casseforme riceve spesso offerte che sembrano uguali e non lo sono. La differenza sta in pochi dati che un fornitore serio mette per iscritto. Il primo è la colla del nucleo, MUF o fenolica, con la classe EN 636 riportata nella dichiarazione di prestazione. Il secondo è la grammatura del film, che deve comparire nella scheda tecnica e non solo a voce. Poi il formato: 2500 × 1250 mm per la maggior parte delle sponde europee, oppure 2440 × 1220 mm se il sistema in uso è impostato così.

Vale la pena chiedere anche come sono sigillati i bordi in fabbrica e quale prodotto si consiglia per i tagli in cantiere. Infine servono i documenti: marcatura CE secondo la EN 13986 e, se il committente li richiede, i certificati FSC o PEFC. Chi vuole confrontare più offerte trova una traccia nella guida su come scegliere un fornitore di compensato per casseforme. Per un'offerta su spessori e quantità precise si può usare la richiesta di preventivo.

Checklist di acquisto

  • Formato. 2500 × 1250 mm copre la maggior parte delle sponde di fondazione con pochi tagli e giunti; 2440 × 1220 mm è disponibile per chi lavora su quel modulo.
  • Spessore. 12, 15, 18 e 21 mm a catalogo; in fondazione si usano di solito 18 mm per plinti e cordoli e 21 mm per travi rovesce e muri alti, con interasse di tiranti e irrigidimenti da progetto.
  • Classe EN 636. Classe 3 con colla fenolica per serie lunghe e faccia a vista; Classe 2 con colla MUF per serie brevi.
  • Film. Grammatura dichiarata in scheda tecnica e bordi integri alla consegna.
  • Marcatura CE. Secondo la EN 13986, che attesta l'idoneità del pannello all'uso in costruzione.

Vinawood, produttore di compensato per casseforme

Vinawood produce compensato in Vietnam dal 1992. In oltre 30 anni l'export è arrivato a più di 55 paesi, con circa 5.000 container l'anno. La gamma film-faced per l'Europa va dall'Eco Form Plus e dal Form Basic fino al Pro Form fenolico EN 636-3, con marcatura CE secondo la EN 13986 e certificazioni FSC e PEFC. Gli spessori sono 12, 15, 18 e 21 mm nei formati 2500 × 1250 mm e 2440 × 1220 mm. Se state definendo spessore e classe per le vostre fondazioni, potete inviarci i dati del getto con la richiesta di preventivo e riceverete un'offerta diretta dalla fabbrica.

Category

guides

▶Sources & References (4)
  1. EN 636:2012+A1:2015 — Compensato. Specifiche — CEN (2015)
  2. EN 13986:2004+A1:2015 — Pannelli a base di legno per costruzione (marcatura CE) — CEN (2015)
  3. DM 17/01/2018 — Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) — Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (2018)
  4. EN 13670 — Esecuzione di strutture in calcestruzzo — CEN (2010)

Articoli Correlati

Visualizza tutti →
Articoli Più Visti
1

Fornitore di compensato per casseforme: come scegliere il produttore (Italia 2026)

5 visualizzazioni
2

Pannelli per casseforme: tipologie, classi EN 636 e scelta per cantiere

3 visualizzazioni
3

Compensato o OSB: differenze, costi e quando scegliere ciascun pannello

1 visualizzazione
4

Calcestruzzo faccia a vista: come il cassero determina la superficie (guida tecnica 2026)

1 visualizzazione
5

Cassaforma per pareti: casseratura di muri e setti in calcestruzzo, scelta del pannello e disarmo

1 visualizzazione
Strumenti Rapidi
📦Calcolatore CBM🚢Caricamento Container💰Costo Finale🔍Selettore Compensato📐Calcolatore ImballaggioTutti gli strumenti →
← Torna al Blog

Curated by Vinawood

Dive Deeper Into This Topic

Related Reading

Quick Answers

Qual è la differenza tra cassero a perdere e cassaforma riutilizzabile per le fondazioni?
La cassaforma riutilizzabile in legno e compensato dà forma al getto strutturale e poi viene rimossa. Il cassero a perdere (vespai aerati, casseri in EPS o PVC, elementi a cupola tipo igloo) resta dentro l'opera e serve a creare un vespaio aerato sotto il piano terra: non contiene il getto di fondazione, lo sostiene e ne ventila l'intradosso. Sono due prodotti per esigenze diverse.
Quale spessore di pannello scegliere per le casseforme di fondazione?
Per le fondazioni più comuni si usano 18 mm per plinti bassi e cordoli, e 21 mm per travi rovesce alte e muri controterra, dove la spinta alla base del getto è maggiore. La scelta definitiva dipende dall'altezza di getto e dall'interasse dei sostegni, da verificare nel calcolo strutturale secondo le NTC 2018 ed EN 13670.
Quanti riutilizzi offre un pannello per casseforme di fondazione?
Si va da un massimo di 8 a un massimo di 20 riutilizzi, a seconda della classe di incollaggio EN 636 e della cura in cantiere. Con colla fenolica EN 636-3 Classe 3, Pro Form arriva fino a 20 riutilizzi e Pro Form Lite, con film da 165 g/m², fino a 15. Con colla MUF (melammina-urea-formaldeide, EN 636-2), Form Extra arriva fino a 15, Form Basic fino a 10 ed Eco Form Plus fino a 8. Sigillare i bordi tagliati e applicare un disarmante uniforme estende la vita utile del pannello.