Cordolo in cemento armato: cos'è, tipi, dimensioni e come si realizza
Il cordolo in cemento armato è l'elemento orizzontale che collega e cerchia le murature, ripartendo i carichi e irrigidendo l'edificio. Guida a tipi, funzione antisismica, armatura, dimensioni e casseratura del cordolo, dal getto al disarmo.

Un cordolo in cemento armato è un elemento orizzontale continuo che corre lungo le murature e le lega tra loro. Non porta il solaio come farebbe una trave: il suo compito è collegare, cerchiare e ripartire. Chiude in testa una parete, unisce i muri a livello di ogni piano e distribuisce sui muri i carichi che arrivano dal solaio o dalla copertura, così che l'edificio lavori come un insieme e non come tanti muri isolati.
Prima di andare avanti, una disambiguazione necessaria. "Cordolo" indica due cose diverse. Qui parliamo del cordolo strutturale in c.a., gettato in opera lungo le murature. Non del cordolo prefabbricato, cioè la bordura di calcestruzzo per giardini, aiuole e strade, che è un manufatto da posare e non ha nulla a che vedere con la struttura. Chiarito questo, il resto della guida riguarda solo il cordolo strutturale: cos'è, i tipi, la funzione antisismica, l'armatura, le dimensioni e come si realizza in opera.
Cos'è un cordolo in cemento armato
Il cordolo è una cintura orizzontale in cemento armato che avvolge le murature portanti. Nasce quasi sempre in sommità dei muri, al livello dei solai e della copertura, e ha tre funzioni che vale la pena tenere distinte. Collega tra loro i muri, trasformando pareti separate in una scatola muraria più rigida. Ripartisce i carichi che i solai e il tetto scaricano sui muri, distribuendoli su tutta la lunghezza invece di concentrarli. E cerchia la muratura, cioè la trattiene lateralmente e le impedisce di aprirsi verso l'esterno.
È proprio la funzione di cerchiatura che rende il cordolo un elemento chiave negli edifici in muratura. Una parete non cerchiata, sotto una spinta orizzontale, tende a ribaltarsi o a fessurarsi in testa. Il cordolo la lega al resto della struttura e ne ostacola quel meccanismo. In un edificio intelaiato in c.a. il ruolo di collegamento lo fanno le travi; nella muratura lo fa il cordolo.
A cosa serve: la funzione antisismica
Il valore del cordolo si vede soprattutto sotto azione sismica. Un terremoto sollecita i muri con forze orizzontali che tendono a separarli agli incroci e a ribaltarli fuori piano. Un anello di cordoli continui a ogni livello lega le pareti tra loro e le costringe a lavorare insieme, riducendo il rischio dei cosiddetti meccanismi di primo modo (i ribaltamenti locali). Non è un rinforzo che aumenta la resistenza del singolo muro: è il collegamento che fa comportare l'edificio come un corpo unico.
Per questo, negli interventi di consolidamento e di miglioramento sismico degli edifici in muratura, l'inserimento o il rifacimento dei cordoli è una delle operazioni più ricorrenti. Le NTC 2018 (DM 17/01/2018) inquadrano questi interventi e i requisiti dei collegamenti; il progetto e le verifiche restano compito del progettista strutturale. Qui ci limitiamo a spiegare la logica, senza dare valori o soluzioni che spettano al calcolo caso per caso.
Tipi di cordolo
Sotto lo stesso nome rientrano posizioni e funzioni diverse. Il cordolo sommitale (o di coronamento) corona la testa del muro, tipicamente sotto la copertura, e chiude in alto la scatola muraria. Il cordolo di interpiano corre a livello di ogni solaio intermedio e collega i muri piano per piano, raccogliendo l'appoggio del solaio. Il cordolo di fondazione lega i muri alla base, con una logica vicina a quella di una trave di collegamento.
Un caso a parte è il cordolo su muratura esistente, spesso realizzato "in breccia": si apre una sede nella muratura esistente e vi si getta il cordolo, per inserirlo senza demolire l'intera parete. È un intervento delicato, tipico del recupero, dove la continuità dell'armatura e l'aderenza alla muratura fanno la differenza. Si distingue infine tra cordoli fortemente armati, che lavorano quasi come travi di collegamento, e cordoli debolmente armati, con funzione prevalente di legatura.
Trave o cordolo: la differenza
La domanda torna spesso in cantiere, e la risposta è netta nella funzione. Una trave è un elemento inflesso: raccoglie i carichi di solai e coperture e li porta in flessione agli appoggi, cioè ai pilastri. Un cordolo, invece, collega e ripartisce: distribuisce i carichi sulla muratura e tiene insieme i muri, senza essere pensato per portare grandi luci a flessione.
Nella pratica i confini si sfumano. Un cordolo molto armato, che scavalca un'apertura o che raccoglie l'appoggio di un solaio su una luce, lavora anche a flessione e si avvicina a una trave. Ma l'intento resta diverso: la trave nasce per portare, il cordolo per legare. Riconoscere quale dei due si sta gettando cambia l'armatura e le verifiche, ed è il progettista a definirlo.
Armatura e dimensioni
La geometria di un cordolo segue la muratura che corona. Come ordine di grandezza, la larghezza si allinea di solito allo spessore del muro (o poco meno, per restare a filo), e l'altezza si rapporta allo spessore del solaio che vi appoggia. Ma sono riferimenti indicativi, non prescrizioni: le misure reali le fissa il progetto in funzione dei carichi, della muratura e della zona sismica.
L'armatura tipica è fatta di ferri longitudinali continui, disposti in alto e in basso, e di staffe chiuse che li cingono e assorbono il taglio. Il punto critico è la continuità: i ferri longitudinali vanno sovrapposti e ancorati bene, soprattutto agli angoli e agli incroci dei muri, perché è lì che il cordolo fa il suo lavoro di legatura. Un cordolo interrotto agli spigoli perde gran parte della sua funzione. Il copriferro si garantisce con i distanziatori, non a occhio. Diametri, passi e sovrapposizioni sono dati di progetto, che il calcolo ricava secondo le NTC 2018 e l'Eurocodice 2 (EN 1992-1-1). Il nostro punto di vista qui resta quello di chi fornisce i pannelli del cassero, non di chi firma il calcolo, e conviene tenere le due cose separate.
Come si realizza in opera
La sequenza in cantiere è ordinata. Si prepara il piano di posa sulla muratura, si posa la gabbia d'armatura con le sovrapposizioni agli angoli, si monta la cassaforma che contiene il getto lungo i due lati del cordolo, si getta il calcestruzzo e lo si vibra, e infine, a maturazione avviata, si disarma. Nel caso del cordolo in breccia, prima si apre la sede nella muratura esistente e si predispongono gli ancoraggi.
Nella nostra esperienza di fornitori di pannelli, è la fase di casseratura quella dove la resa a disarmo si decide. Un cordolo corre spesso in quota, sulla testa dei muri, quindi il cassero va contrastato e puntellato bene: la spinta del calcestruzzo fresco tende ad aprire le sponde, e un cassero mal serrato dà un cordolo gonfio o fuori squadro. Per la sequenza e le regole del getto vale la guida sul getto di calcestruzzo.
La cassaforma per il cordolo
Un cordolo gettato in opera è, dal punto di vista del cassero, molto vicino a una trave: due sponde verticali che contengono il getto e ne definiscono le facce laterali. La faccia del pannello decide l'aspetto del cordolo a disarmo, e la sua tenuta all'umidità decide quanti getti regge. Per questo si usano pannelli filmati per casseforme: il film fenolico sulla faccia dà uno stacco pulito e permette diversi riutilizzi.
| Pannello | Colla del nucleo | Classe / EN 636 | Riutilizzi (max) |
|---|---|---|---|
| Form Basic | WBP melamminica (colla MUF standard) | Classe 2 / EN 636-2 | fino a 10 |
| Form Extra | WBP melamminica (MUF ad alto contenuto di melammina) | Classe 2 / EN 636-2 | fino a 15 |
| Pro Form | WBP fenolica (PF) | Classe 3 / EN 636-3 | fino a 20 |
Una precisazione sulla parola "melammina": qui indica la resina del collante del nucleo (MUF, melammina-urea-formaldeide), non il film di faccia e non il laminato decorativo dei mobili. Form Basic e Form Extra montano lo stesso film fenolico di faccia; Form Extra dura più cicli perché la sua colla MUF è più ricca di melammina e più resistente, non perché abbia una faccia diversa, e resta un pannello di Classe 2. Il Pro Form, con colla fenolica PF, è l'unico della gamma in Classe 3 / EN 636-3, indicato per i cicli più gravosi o quando la faccia del cordolo resta a vista. Il dettaglio esecutivo del cassero è approfondito nella guida alle casseforme per travi.
Errori comuni e cosa verificare
La maggior parte dei problemi su un cordolo nasce in cantiere. La mancanza di continuità dell'armatura agli angoli è l'errore più costoso, perché toglie al cordolo proprio la funzione di legatura per cui esiste. Un cordolo in breccia mal eseguito, senza un buon collegamento alla muratura esistente, resta un elemento isolato che non collabora con il muro. Un disarmo precoce mette in carico un cordolo che non ha ancora raggiunto la resistenza, e un cassero poco puntellato può indicare sponde che si aprono sotto la spinta del getto.
Alcuni fenomeni che si vedono a disarmo, come efflorescenze o microfessure superficiali, sono spesso legati alle condizioni di getto e di stagionatura più che a un difetto del materiale. Conviene leggerli come segnali da approfondire caso per caso, non come guasti automatici, partendo dalla posa e dalla maturazione. Per il legame tra cordolo, solai e murature vale la pena rivedere le guide sul solaio in latero-cemento e sul muro in cemento armato.
Chi è Vinawood
Vinawood è un produttore ed esportatore vietnamita di compensato, attivo dal 1992, con oltre 5.000 container spediti ogni anno in più di 55 paesi. La produzione è certificata ISO 9001 e reca marcatura CE secondo la EN 13986, con ispezione al 100% di ogni singolo pannello. Non realizziamo cordoli: forniamo i pannelli filmati con cui si getta il cassero, con la faccia e la classe adatte al numero di riutilizzi previsti, nel formato europeo 2500×1250 mm. Per una quotazione di fabbrica, o per capire quale pannello si adatta al tuo cantiere, indicaci metri lineari di cordolo e finitura richiesta: il nostro ufficio commerciale è a disposizione.
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▶Sources & References (3)
- NTC 2018 — Norme Tecniche per le Costruzioni (DM 17/01/2018) — Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana (2018)
- EN 1992-1-1 — Eurocodice 2: Progettazione delle strutture in calcestruzzo — CEN / UNI (2015)
- EN 13670 — Esecuzione delle strutture in calcestruzzo — CEN / UNI (2010)






